La stanchezza delle mamme. Pretendiamo meno da noi stesse e sorridiamo di più

Mamme piene di stress, eppure alziamo sempre la posta per migliorare ancora. Le madri si improvvisano cuoche, agricoltrici, intrattenitrici, economiste, pedagogiste. Ma alla fine cosa cerchiamo veramente?

TULLY - Official Teaser Trailer - In Theaters April 20
Un’immagine dal film Tully, con una straordinaria Charlize Theron, consigliato a tutte le mamme

Sei lì che prepari il sughetto fresco per tua figlia di due anni.

Un quantitativo di pomodori che mai ti saresti sognata di cucinare.

4 Piccadilly.

Un sugo da 4 micropomodori.

Fanno così poco sugo che per frullarli con il minipimer, dopo averli spellati con le pinzette, partono schizzi da ogni parte. Ti ricorda i quadri futuristi che facevi al Lunapark quando coi cerchioni di metallo alle orecchie e il piumino smanicato immaginavi per te, negli sfavillanti anni 80, un futuro radioso.

Tu e la cucina sembrate la scena di un omicidio. Manco su CSI tutti ‘sti schizzi rossi.

Pomodoro fresco, certo, perché quelle sere in cui metti nel piatto i bastoncini surgelati ti senti un mostro, una madre degenere, pensi che nel cuore della notte ti sveglierà il Telefono Azzurro. Il senso di colpa che cammina sul suo carro cingolato e ti vuole investire.

Potresti farne di più, certo, e conservarlo… ma non è più salutare per tua figlia mangiare qualcosa di fresco tutti i giorni?

Potresti farne anche per te e papà, ma “Amore, la pasta la sera no, dai. Eh, che vogliamo ingrassare?”. Ti torna in mente quel tuo amico che mesi fa, in un’unica serata in cui siete riusciti a uscire senza figli, ti ha detto “Ma come mai tuo marito sembra sempre appena tornato da Copacabana e tu sembri sempre il quarto capitolo de I Miserabili?”.

tiredmom

Perché lui due volte a settimana in palestra – sono sacre, deve scaricarsi dal lavoro – tu il massimo dell’allenamento che fai è trattenere il fiato fino a diventare blu quando incontri per strada qualcuno che conosci per evitare la fatidica domanda che ti rivolgono, indice puntato verso la pancia “Ah, ma aspetti il secondo?”

Ti viene in mente che tua madre, forse, non è solo cinica, ma in realtà è una donna di esperienza che ha ragione “Lascia perdere il pomodoretto fresco: io stavo sempre a frulla’ pappe, e sono cresciuti meglio quelli che prendevano gli omogeneizzati e le madri non se li filavano per niente”. Vorrebbe finire la frase con “Ingrati”, ma ora che sei madre non infierisce nemmeno più, sa che l’universo si è già vendicato al posto suo.

Tu passi le giornate fra il lavoro, che inizia prestissimo per finire prima possibile e poi correre al nido, le preoccupazioni per i tuoi genitori, hai fatto un figlio a quarant’anni e anche i tuoi quindi non è che siano dei giovincelli, salti da questo a quel medico, ai sensi di colpa e una casa che sembra bombardata dalla contraerea.

Vivi di liste di cose da fare. Porti tua figlia a fare almeno tre laboratori a settimana, in giro ci sarà tanta gente più in grado di te a insegnarle qualcosa. Organizzi feste, merende, cene con amici e parenti. Studi il metodo Montessori, Steiner, il Gordon, l’Orff, il Suzuki. Ti improvvisi teatrino vivente perché 5 minuti di cartoni sul cellulare equivalgono a una settimana di sensi di colpa.

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Pensi che dovresti fare Yoga, darti alla Mindfulness (appena avrai tempo per capire che minchia è), alla meditazione, colorare Mandala magari mentre sei al cesso, ma anche lì non sei mai da sola. “Mama cacca?”. Sì, amore mamma cacca sul water, cosa che sarebbe ora che facessi anche tu.

Ma mamma non è nemmeno capace a spannolinarti a due anni, disgraziata. Ovviamente la colpa è assolutamente sua. Le viene in mente che ha letto di quella mamma che ha messo suo figlio sul vasino a 6 mesi, e che ora che ha un anno e mezzo fa la pipì da solo centrando il water da una distanza di due metri.
Anzi, da sola: è pure femmina.

Sei una merda, sei! Ti guardi allo specchio. Chi è quella?. E non ti ricordi manco come ti chiami. Sei la mamma di.

Hai allattato fino a due anni. Perché non fai autosvezzamento? Assolutamente pannolini lavabili, colpa tua se c’è il buco nell’ozono. Ma lo mandi in giro tutto sporco. Che schifo, era caduto per terra e glielo fai mangiare? Hanno tutti qualcosa da dire, anche la vicina che passa le giornate a rimirarsi le unghie perché non ha una minchia da fare, ma pontifica manco fosse un primario di pediatria.

La locandina del film Tully

Così un giorno a casa dei tuoi, rovistando fra vecchi cimeli nel tentativo di aiutarli a mettere a posto, ritrovi uno di quei quadri futuristi del Lunapark. Pensi che è perfetto.

Lo appendi in cucina, nel punto in cui tu sola – l’unica che presiede al tagliere prima di cena – lo contemplerai: una metafora perfetta delle direzioni che ha preso la tua vita. Tutte.
Sparse.
Entropia.
Schizzi di colore che si allontanano dal centro e che ti hanno portato ovunque, meno dove avresti immaginato.

Però, senza tutto quel casino e quel colore, non ci sapresti più stare.

“No vojo, mamma!”
“Amore, ma non vuoi la pasta col pomodoretto fresco?”
“No, voi cini!”
“Eh???”
“I cini, mama!”
“I bastoncini?”
“Shi!”

Forse ha ragione tua madre.
Forse non muore davvero nessuno e la prima a essere più clemente con te stessa devi essere tu.
I bambini non imparano la perfezione, i bambini assorbono l’amore per la vita e tu l’amore ce lo metti davvero tutto.

Mangeremo bastoncini, questa sera.
E prediligeremo il metodo più veloce: fritti.
Sipario

 

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