La Psicomotricità e la scoperta del sé attraverso il gioco.

Da genitori, sempre più spesso sentiamo parlare del termine psicomotricità. Ormai quasi tutte le mamme e i papà conoscono un bambino che frequenta un corso di psicomotricità, o ne hanno ricevuto un opuscolo informativo a scuola. Ma sappiamo di cosa stiamo parlando? Abbiamo chiesto delucidazioni ad Annalisa Di Maggio, Terapista dell’età evolutiva.

Dott.ssa Annalisa Di Maggio
Terapista dell’età evolutiva
Tel. 348 54 02 944
Email: annalisadimaggio@hotmail.it
FB: Bimbologia (work in progress)

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato un post sui tanti corsi di Psicomotricità e Motricità presenti a Roma e, da ignorante quale sono, mi sono chiesta di cosa si trattasse non avendone praticamente mai sentito parlare.

Ho avuto l’occasione di imbattermi in Annalisa Di Maggio, terapista romana e mamma di un bambino di 5 anni, la cui attività nasce in ambito patologico e ospedaliero, con bambini molto piccoli.

Mi ha spiegato che l’unione tra l’essere terapista e l’essere diventata mamma, l’ha invogliata a dedicarsi, oltre che al settore della riabilitazione in senso stretto (dove comunque il gioco e le attività creative restano lo strumento principe, trattandosi di bambini), anche a contesti ludici e didattici.

Le ho quindi chiesto di spiegarmi in maniera semplice (a prova di idiota quale sono) cosa fosse la psicomotricità e quali fossero i benefici di questa attività sul bambino.

Negli ultimi anni, negli ambienti dedicati ai bambini, si sente sempre più spesso parlare di psicomotricità. Nella fascia d’età prescolare questa disciplina è addirittura un progetto didattico attivato all’interno del contesto scuola, i neuropsichiatri infantili la consigliano come terapia per bambini con difficoltà o ritardi nello sviluppo, ludoteche e palestre la propongono come alternativa a sport più specifici, soprattutto in tenera età.
Insomma, questa disciplina così versatile e benefica, dalla storia antica e affascinante, sembra essere stata finalmente rispolverata e colorata di grandi potenzialità. Forse perché i tempi sono cambiati, sono cambiate le modalità di gioco e di intrattenimento dei bambini, le attività scolastiche e nel tempo libero sono sempre più orientate verso la digitalizzazione precoce, si sono un po’ indebolite le abitudini di gioco manuale e a corpo libero, oggi come oggi i bambini vivono con il proprio corpo un rapporto meno confidenziale.

La scuola inoltre, molto attenta alla linearità dei processi evolutivi, tende a segnalare precocemente atipie e fragilità dello sviluppo.

Per questi ed altri motivi sono aumentate in ambito extra-scolastico le proposte di corsi di psicomotricità, con tanti approcci diversi e con i più svariati obiettivi.

Quando ero piccola mia madre, credo più che altro per levarmi un po’ di torno dal momento che stavo sempre appiccicata a lei, mi iscrisse ad un corso che si chiamava Giochi per l’Infanzia. C’entra qualcosa con la psicomotricità? Di cosa si occupa la psicomotricità? 

Per comprendere meglio di cosa si tratta cerchiamo di analizzare bene le due parole che la definiscono: psiche e motricità. Nel bambino, molto più che nell’adulto strutturato da razionalità e convenzioni sociali, le due componenti (quella psico-affettiva e quella motoria) sono imprescindibili. Il corpo del bambino è, invece, un filtro attraversato da flussi continui di informazioni in entrata ed in uscita.

Il bambino scopre, conosce e apprende attraverso il corpo e il movimento e allo stesso tempo esterna, tramite il movimento e il proprio stile motorio, il proprio temperamento e le proprie emozioni.

Amo il suono di questa parola: psicomotricità. Un circolo di energie da dentro a fuori, da fuori a dentro, che si allacciano armonicamente in ogni bambino in un modo di essere unico e personale.

Il senso della psicomotricità è dunque quello di connettere e favorire l’armonia tra aspetti motori e psico-affettivi, dove psico non sta solo per psicologici, ma anche e soprattutto per intellettivi ed emotivi.

Ma quindi in cosa consiste, in pratica, la psicomotricità?

Nel giocare con il proprio corpo. Attraverso il gioco il bambino sperimenta sé stesso, il rapporto con gli altri, le relazioni nello spazio e con lo spazio intorno a sé.

Il terapista, grazie alla sua consolidata e approfondita conoscenza dello sviluppo infantile, guida i bambini attraverso attività finalizzate ad agganciare e a favorire le competenze specifiche dell’età, declinando i vari aspetti del gioco in modo da andare a toccare, seduta dopo seduta, ogni pulsante dello sviluppo infantile.

Giochi motori, giochi di ruolo e finzione, arte e creatività, travestimenti, attività sensoriali e tattili sono gli ambiti principali delle varie proposte ludiche.

Quali sono i principali scopi di questa disciplina?

In generale il senso è quello di consentire al bambino di conoscere il proprio corpo attraverso il gioco, traendone divertimento e soddisfazione, facendo esperienze e apprendendo tramite esso.

Scendendo nel particolare gli scopi sono molteplici, vediamone alcuni:

– Promuovere uno sviluppo motorio armonico, favorendo il fiorire e il rinforzarsi delle varie competenze, a seconda delle età;

– Favorire la capacità del bambino di rapportarsi con lo spazio e gli oggetti, facilitando l’organizzazione di categorie logiche e spazio-temporali, i nessi causali e le sequenze;

– Consolidare lo schema corporeo del bambino, fargli sperimentare il piacere del movimento non finalizzato alla performance;

– Incoraggiare le attività manuali per supportare e rinforzare la motricità fine e le prassie, tanto trascurate e tanto importanti invece, anche nei processi di apprendimento della scrittura e del grafismo;

– Individuare, monitorare e prevenire le disarmonie dello sviluppo;

– Supportare e rinforzare l’andamento evolutivo in bambini che presentano fragilità nei vari ambiti dello sviluppo (motorio-prassico, linguistico, neuropsicologico e comportamentale);

– Promuovere e sostenere gli apprendimenti scolastici;

– Rinforzare e migliorare l’autostima e le capacità di entrare in relazione con gli altri.

Spesso, alla parola psicomotricità i genitori storcono il naso in maniera preoccupata, dal momento che, nel linguaggio comune, la psicomotricità ha assunto un’accezione negativa, come se fosse un’attività destinata a bambini “con problemi”. A chi è consigliata questa attività?

A tutti i bambini, è la mia risposta sincera! Ogni bambino ha almeno un buon motivo per frequentare un corso di psicomotricità. Magari perché è timido, o goffo, o perché presenta delle modalità di gioco non molto ricche e delle attività simboliche troppo asciutte, presumibilmente con un linguaggio poco sviluppato.
Può essere utile per quei bambini che per diversi motivi hanno poche possibilità di giocare all’aperto, correndo il rischio di ritrovarsi a fare un uso eccessivo di strumenti digitali, sperimentando poco il proprio repertorio motorio.
Può giovare ai bambini che mostrano uno sviluppo molto alto nelle aree intellettiva e linguistica, a scapito di quella motoria, il che può portarli a percepirsi come bambini poco capaci.
Può aiutare i bambini impulsivi e iper-attivi a gestire la propria motricità caotica, e tanti altri bimbi ancora.

C’è un limite d’età?

No, la psicomotricità fa bene a tutte le età, farebbe bene anche a noi adulti, che troppo spesso pensiamo al nostro corpo solo in termini estetici, dimenticati ormai quelli ludici.
La psicomotricità giova anche a bambini piccolissimi, già dai primi mesi di vita! Il neonato è già in grado di entrare in relazione con gli altri attraverso canali corporei, ed esistono tante attività per interagire con un neonato in modo psicomotorio che spesso le mamme attivano in modo inconsapevole: pensiamo al dondolamento per calmarlo, allo sballottamento per divertirlo, alle carezze e ai massaggi, alla ritmica delle canzoncine trasmesse non solo attraverso la voce ma anche dal movimento e dall’espressività.

Ma chi organizza e può tenere corsi di psicomotricità?

La figura specializzata in questo ambito è il Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, un professionista laureato che ha l’abilitazione a trattare con i bambini in ambito evolutivo. Il terapista deve conoscere molto bene lo sviluppo tipico e atipico del bambino, in modo da poter selezionare consapevolmente le attività e le finalità del corso, con la scelta di giochi ben tarati sull’età e sulle competenze da sviluppare. Ma deve anche saper anche individuare e monitorare eventuali difficoltà che possono emergere nel percorso di alcuni bambini

Come scegliere un corso di psicomotricità?

Innanzitutto in base all’età: le competenze dei bambini sono diverse in base alle fasi di sviluppo, dunque un buon intervento psicomotorio deve riguardare gruppi non troppo numerosi di bambini con obiettivi in comune.

Poi è importante sapere che esistono diversi approcci e settori (attività senso-percettivo-motorie, ludoterapia, grafo motricità, rilassamento, attività simbolica e rappresentativa, arte terapia, attivià prassiche e di motricità fine). E’ bene dunque capire, attraverso un confronto con il terapista, quali sono le esigenze e i bisogni evolutivi del bambino e le aspettative/preoccupazioni dei genitori.

Io personalmente non propongo mai corsi troppo generici di psicomotricità. Preferisco organizzare dei laboratori mirati, in modo da poter dare agli incontri una connotazione pratica ben contraddistinta e definita, in un percorso di crescita costruttiva e progressiva.
Ad esempio una proposta che mi da sempre molta soddisfazione, di cui per altro lunedì 8 ottobre si terrà una lezione dimostrativa presso la ludoteca Lupus in Gonfiabula in zona Villa Lais, è il Laboratorio degli Apprendimenti: un laboratorio adatto a bambini di 4/5 anni, che si avvicinano all’ingresso in prima elementare. Attraverso proposte ludico-motorie e artistiche, andremo a stimolare e sostenere tutti i pre-requisiti della letto-scrittura e del calcolo matematico.

Per i piccolissimi invece propongo, in una formula sempre personalizzabile per quanto riguarda giorni e location, il Laboratorio dei Bebè, per sperimentare insieme tante attività, stimoli e proposte ludiche, sensoriali, comunicative e psicomotorie. Per favorire uno sviluppo armonico del neonato e per scoprire che anche bimbi piccolissimi hanno interessi e competenze, con cui divertirsi e passare il tempo.

Insomma, davvero ce n’è per tutti. Pensate che ultimamente alcune mamme, ispirate dalla festa di compleanno organizzata per mio figlio, mi hanno chiesto di organizzare feste senza animazione ma con laboratori di psicomotricità…una sfumatura del mio lavoro alla quale non avevo mai pensato!

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