Guida al Bioparco di Roma con bambini dai 3 anni in giù

Neonati e bambini allo zoo: natura, giochi e animali grandi e piccoli per piccolissimi

Bioparco
Stesso posto, stessa pettinatura, stessa età… circa 4 kg di differenza!

Per settimane e settimane mi sono chiesta se fosse giusto portare la mia bambina al Bioparco, quello che per me e i babbioni nati negli anni 70 come me (non me ne vogliate: ogni tanto dobbiamo pure fa’ un po’ de autocoscienza) resterà sempre lo zoo.

Per me lo zoo aveva smesso di esistere quell’anno terribile in cui, il giorno dell’Epifania del 198… X – non ricordo di preciso – arrivò nelle case dei bambini romani la notizia della morte della giraffa che io avevo visto solo poco tempo prima e che, dicevano o forse la mia memoria di bambina gioca brutti scherzi, era morta di freddo. Io immaginavo questa lunghissima femmina pezzata, accasciarsi al suolo col suo lungo collo che si attorcigliava come una molla, con sciarpa e cappello di lana che non erano però serviti  a nulla. Poi ci sono quelli nati prima del 1975, come il papà di Diana, che entrano allo Zoo e ancora chiamano “Marisòòòò, marisòòò” (seguono due spezzoni, entrambi del 1980, che ritraggono la location in questione “Un sacco bello”, film di Carlo Verdone e “Silvietta allo zoo”, dai personalissimi archivi Super8 della famiglia Lombardo)

Il dilemma è, pace all’anima della giraffa, ovviamente di tipo etico e per fare questa scelta per me difficile ho cominciato a tormentare tutti quei genitori che c’erano già stati e a consultare in lungo e in largo il sito del Bioparco e articoli di varie penne. E alla fine, ha vinto il Bioparco.
A fronte della possibilità di far entrare i nostri piccoli in contatto con un vastissimo numero di specie, anche rarissime, il Bioparco (ma più in generale, gli zoo) si occupa davvero degli animali in un modo che, lo ammetto, non immaginavo. Perché poi guardo il caimano nano africano, che sta lì sulla sua piastrella, e penso che comunque un po’ je rode. Ma basta documentarsi per scoprire che:

  • Gli zoo sono un’occasione unica per gli studiosi di osservare da vicino specie in difficoltà o minacciate dell’estinzione e trovare il modo di aiutarle nei loro habitat
  • Gli zoo finanziano importanti operazioni di conservazione a volte anche più corpose di quelle sostenute dalle associazioni ambientaliste (leggo su Wired, che un modello in fatto di conservazione di alcune specie è la Wildlife Conservation Society, nata all’interno dello Zoo del Bronx)
  • Gli zoo educano e sensibilizzano nuove e vecchie generazioni, attraverso giornate speciali, progetti ludico didattici, mostre e allestimenti
  • Gli zoo a volte salvano esemplari che vivono in condizioni di cattività disastrose o che sono oggetto di sequestri da parte delle forze dell’ordine (ad esempio la tigre bianca Gladio) e che non potrebbero in alcun modo essere reinserite nel loro habitat.

E quindi, alla fine, per la gioia di papà 03 che se avesse scelto un altro mestiere avrebbe fatto l’etologo, la famiglia si è imbarcata – in quella mezz’ora al mese senza febbre – verso il “fu” zoo, oggi Bioparco.

INGRESSO, BIGLIETTI E INFORMAZIONI UTILI

Insomma, pensando al film di Verdone, cavallucci vintage a parte, il Bioparco all’ingresso sembra proprio aver conservato il fascino di tanti anni fa. Eccezion fatta per la confusione: certo andarci di domenica all’ora di pranzo non è stata proprio una mossa azzeccatissima, ma devo dire che nonostante fossimo arrivati mentre la numerazione era al 997 e noi avessimo il 237, nel giro di 25 minuti avevamo i biglietti in mano (dopo aver ingurgitato dei panini, permettetemi di dirlo, non troppo fantasiosi ma comunque con un buon assortimento). Biglietteria efficientissima, ma se potete programmare la visita i biglietti fateli online.

http://www.bioparco.it/

Orari del bioparco:
1 Gennaio – 23 Marzo: 09.30 – 17.00
24 Marzo – 28 Ottobre: 09.30 – 18.00
29 Ottobre – 31 Dicembre: 09.30 – 17.00
Orario prolungato:
24 Marzo – 30 Settembre: 09.30-19.00
solo sabato domenica e festivi
Ultimo ingresso 60 minuti prima dell’orario di chiusura del parco
Prezzo del biglietto: 16€ adulti, gratis bambini sotto il metro, 13€ bambini sopra il metro, anziani sopra i 65 anni, gruppi dai 15 paganti.

Occhio al percorso che va da dopo la Fattoria dei bambini, dove sono mufloni, capre e licaoni, perché dall’area dedicata a questi ultimi, passando davanti a potamoceri e gazzelle dama ci sono un po’ di scale (attenzione se andate col passeggino).

Se andate con più di un bambino o volete rendere il vostro giro meno faticoso, prendete il trenino che fa il giro del parco.

Sono a disposizione delle famiglie aree gioco per i bambini, area picnic, bar, gelateria, tavola calda, shop e bagni con fasciatoio

Diana e le cavie del Bioparco di Roma
Diana e le cavie del Bioparco di Roma

Una volta fatto il biglietto il percorso comincerebbe da pappagalli e armadilli, e dalla voliera dei rapaci. Dico comincerebbe perché noi siamo invece partiti in quarta col passeggino verso la Fattoria dei bambini. Posto che Diana ha adorato perché pieno di Cavie domestiche – no, non sono quei sorcetti secchi bianchi con gli occhi rossi che popolano i film sulle epidemie che distruggeranno il pianeta, ma dei paffutissimi e pelosissimi roditori – che sgambettavano rompendo le scatole a lunghi conigli sonnecchianti per lo spasso della mia bimba di 20 mesi.

All’inizio del giro ci sono anche le giraffe, ma riconosco di non averle viste: il mio inconscio, probabilmente, non voleva rivivere il trauma della befana anni ’80, quindi non vi posso garantire che ci siano. Cosa si evince da ciò? Non fatevi prendere da uno zompettante entusiasmo, come abbiamo fatto noi, ma programmate la vostra visita, cartina alla mano.

Anche le Capre sono state molto apprezzate dalla piccola, assieme ai mufloni e ai Thar dell’Himalaya e i Lichi del Nilo (specie che ha dimezzato ultimamente il numero degli esemplari in vita). Nel nostro zompettare entusiasti ci siamo persi anche le zebre: tutta colpa dei Lemuri per i quali Diana è letteralmente impazzita e ha cominciato a salutarli che così non saluta manco noi quando la lasciamo al nido.

Agli habitat di questi animali ci si avvicina a bordo recinto, ma anche da dietro un vetro, come per gli orsi bruni ad esempio. Diana, a un certo punto, aveva deciso che il vetro dei lupi si poteva anche spingere fino ad aprirlo, una robetta alla David Copperfield che solo una bambina che non ha ancora ascoltato Cappuccetto Rosso si può mettere in testa di fare.

Alcune aree dello zoo sono in fase di rifacimento (il tutto viene puntualmente segnalato), e fra questi mi è sembrato ci fossero alcune vasche. Siamo riusciti a vedere una foca grigia andare avanti e indietro veloce nella sua piscinetta, poco prima di arrivare all’area acquatica più grande del parco “L’Oasi del lago”, dove potrete trovare molti uccelli acquatici fra qui quelle che io ho ignorantemente indicato a Diana come “qua, qua… la papera, amore vedi? Qua, qua…” (e io ho visto chiaramente l’odio negli occhi di cotanto volatile nel sentirsi chiamare papera) e dei bellissimi fenicotteri, che stanno beatamente per i fatti loro in un’area dedicata distante dalla riva.

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Lungo la passeggiata vi accorgerete che ci sono varie aree gioco dedicate ai bambini, punti ristoro, servizi igienici, e il sogno di ogni mamma anti-sportiva, sfaticata e pigra, che diventa sogno proibito quando hai avuto la bella idea di riprodurti con uno che fa palestra due volte alla settimana senza mai sgarrare da quando andava al liceo: il trenino! Consigliatissimo per fare un tour del parco con bambini sotto i tre anni. La prossima volta, papà, andremo quando sei in ufficio!

Andando avanti si scoprono, via via, creature sempre più esotiche dagli ippopotami (Diana era interdetta, l’espressione era tipo “Ma è un cane? Ma perché sta in acqua?”), agli orango e scimpanzè, la bellissima tigre bianca Gladio, tutto questo attorno a una grande voliera, vicino alla quale abbiamo visto uccelli dai colori impensabili (il rosso fluo dell’Ibis del Nilo). Poi i coccodrilli: qui la ricostruzione dell’habitat è perfetta, umida, gocciolante. Sentirti scendere giù una goccia d’acqua nella schiena, caduta all’improvviso da qualche foglia in alto, mentre un alligatore ti fissa…  (ve lo dico così siete preparate e non cacciate un urlo). 

Prima di entrare nel rettilario, abbiamo visto quelli che restano gli animali che Diana ha sicuramente amato di più: i piccoli suricati e i fennec. Il suricato – animale diffuso nell’Africa meridionale – si avvicina, si piazza su due zampe, tiene le sue manine allungate sulla pancia e Diana ride come una matta, indica e saluta cercando un contatto col piccoletto peloso. Il suricato, per capirci, è Timon del Re Leone Disney. Idem per il fennec, noto ai più come volpe del deserto, dall’aspetto di un piccolo cagnolino con grandissime orecchie. Papà, invece è impazzito per il Drago di Komodo, e ne enunciava entusiasticamente le qualità come un bambino intento a vantare l’incredibile forza del suo dinosauro preferito: “è fortissimo”, “ti si mangerebbe intera”, “è pure velenoso”. Molto bene papà, lontani dal vetro però eh?

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E, alla fine, il rettilario: Serpenti, lucertole, tartarughe, ma anche insetti… Nonostante le raccomandazioni degli addetti ai lavori di fare silenzio e non scattare foto col flash, la sensazione nel rettilario è a momenti quella di stare al Cocoricò di Riccione: flash stroboscopici e sghignazzamenti vari. Ricordiamocene quando entriamo, poveri rettili.

E alla fine, ce ne siamo andati dal Bioparco salutati da alcuni dei più grandi animali presenti, il cammello e lui, il più grande di tutti, l’elefante! Ultimo saluto, all’infinito mare di peluches dello shop… che forse uno era il caso di portarselo via visto che tornati a casa è stato subito, magicamente, 38.6 e tachipirina! Ma intanto, bronchite: tiè, almeno allo zoo ci siamo andati!

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