Le fiabe di Natale della Psicologa per le mamme

Dal punto di vista natalizio, la mia infanzia è stata una vera bomba. Ancora oggi come sento puzza di dicembre entro in modalità gingolbell e le persone poi mi odiano e non vorrebbero frequentarmi fino al 6 gennaio. Sì, ho anche io qualche momento di angoscia creato dagli obblighi natalizi, ma la questione albero, palline, luci in giro per casa e per le strade, vacanze, dormite (“Dormite, addio. A mai più rivederci!”) hanno ancora su di me un potente effetto, mitigato poi dalla questione traffico, salasso da regali, freddo, bambina con l’influenza, puzza di fritto ovunque per tre giorni (non è obbligatorio, ma che Natale sarebbe senza fiori di zucca?).

babbonatale_tiaianacapocacciaLa cosa strana è che, a dispetto di tanto spirito natalizio in casa mia, io non ho mai creduto a Babbo Natale. Sarà anche che mio padre ci provava a presentarsi a mezzanotte con l’abito cucito da mia madre e sacco in spalla pieno di regali, ma visto che portava una 42/44 la sua credibilità era veramente ridotta ai minimi termini.  Mia madre, assetata di giustizia, non ha mai nutrito ‘sta grande simpatia per il buon Babbo perché, diceva, “bambini ricchi e insopportabili beccano molti più regali di bambini poveri e adorabili e allora poi come glielo spieghi alla creatura che pensa di essere stato più cattivo del cattivo?” Perciò assetati di giustizia e armati di porporina non credevamo a Babbo Natale, ma facevamo finta di credere alla assai più romana e popolare Befana (lasciando latte e biscotti sotto la cappa, e sapendo benissimo che se li sarebbe mangiati mamma), decoravamo tre alberi, allestivamo due presepi, attaccavamo alle finestre alberelli di cartoncino che io e mamma facevamo insieme e ci cimentavamo in una 12 giorni non stop di cibo, tombola, mercante in fiera e regali con parenti che andavano e venivano.

sosfantasmiIl tutto completato da un cineforum pieno di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (quello del ’71), Una poltrona per due, Alice nel paese delle meraviglie, Robin Hood e Il canto di natale nelle versioni Topolino e Bill Murray (S.O.S. fantasmi, se ve lo ricordate). Il Piccolo Lord invece aveva il potere di farmi cambiare canale istantaneamente.

Tutte cose che sto ripetendo con la piccolissima che, al momento, guarda meravigliata l’albero e ruba le palline per donarle a papà o nasconderle sotto al divano. Il perché mi è totalmente sconosciuto. E poi leggiamo le storie di Natale, che hanno quel sapore magico e anacronistico delle cose vecchie e belle che si vorrebbero continuare a fare per generazioni e generazioni.

E a proposito ho scoperto, in questi giorni, che una nostra vecchia conoscenza, la psicologa per le mamme Tiziana Capocaccia, ha scritto un libro di fiabe di Natale che si può scaricare (gratuitamente per chi ha l’abbonamento Kindle  unlimited) o ordinare in formato cartaceo. Trattandosi di una psicologa, va da sé che le sue storie non possono non farsi carico, in maniera sempre agile e leggera, di veicolare messaggi altrimenti difficili da recepire per un bimbo. Ora che sono mamma, però, mi si pone la domanda: Babbo Natale sì Babbo Natale no…?

Pensando ai miei trascorsi con Babbo Natale e avendo ora una figlia mi chiedo quanto sia importante raccontare ai bimbi miti, fiabe e personaggi natalizi…

Raccontare l’esistenza di Babbo Natale, come della Befana o qualunque altra leggenda legata all’infanzia, come la Fatina dei denti, credo sia un bellissimo dono che adulti e bambini si fanno: gli adulti ai bambini raccontando di questi personaggi e i bambini agli adulti credendo in queste leggende e permettendo così ai grandi una sospensione momentanea della realtà nella quale, un po’ per tutti, le storie diventano la realtà. La leggenda, il mito, il personaggio alimentano il senso di meraviglia in un momento dell’esistenza, come quello dell’infanzia, in cui realtà e immaginazione sono ancora indissolubilmente legati. I bambini vivono a cavallo tra questi due mondi e sostenere questo stato con racconti magici come quelli di Babbo Natale ci mette in contatto, insieme a loro, col mondo delle fiabe, il regno della possibilità. In qualche modo ci apre la mente e ci infonde speranza e positività.  

Hai scritto e autoprodotto proprio delle Favole di Natale, come mai?

Credo fermamente che regalare un libro sia ancora un’ottima idea. Un libro contiene storie che ci permettono di evadere dalla vita quotidiana, di vivere con la fantasia luoghi, azioni ed emozioni che appartengono ai personaggi, e ci permette, come è stato detto, di vivere più di una vita soltanto. Inoltre, regalando un libro, a sé stessi o ad un bambino come in questo caso, si regala anche del tempo. Tempo da dedicare alla lettura, un tempo per sé stessi, per vivere la magia di “calarsi” nella storia e il tempo è davvero il dono più prezioso, raro e importante.

Di cosa parlano le tue Favole di Natale?

Si tratta di cinque storie che hanno per protagonisti elfi, Babbo Natale, bambini, la Befana. Ad esempio la fiaba “Babbo Natale e l’elfo dei pensieri” narra di un bambino che non è sicuro che Babbo Natale ricordi la sua letterina e chiede aiuto ad un elfo capace di insinuarsi nei pensieri. Naturalmente l’insistenza dell’elfo finirà per creare un guaio! Insegna l’importanza di non essere troppo insistenti o capricciosi, che ci vuole una giusta misura nelle cose. C’è poi “Il cappello magico degli gnomi” nella quale c’è un bambino che ha deciso di rimanere sveglio per attendere Babbo Natale facendo così preoccupare la sua mamma. Riuscirà sì ad incontrarlo davvero, ma il saggio Santa Claus gli racconterà una fiaba per fargli capire l’importanza del sonno per i bambini. È una storia nella storia fatta di gnomi e di un cappello magico per fare sogni dorati, che gli gnomi riescono a conservare grazie alla loro generosità. Proprio la generosità è il secondo valore importante che porta con sé questo racconto.

Come è stato autoprodurre un testo?

Un po’ difficile sia da un punto di vista tecnico che emotivo. Tirar fuori le proprie favole dal cassetto in autonomia, storie che contengono parti di me, è una decisione coraggiosa, o almeno per me lo è stata. Da un punto di vista tecnico, autorevisionarsi e impaginare sono state delle competenze che ho faticato ad acquisire e spero di aver fatto un lavoro dignitoso. Sicuramente è stata una grande soddisfazione vedere il lavoro ultimato.

PER LEGGERE LE FIABE DI NATALE DI TIZIANA CAPOCACCIA BASTA CLICCARE QUI (gratis per chi ha l’abbonamento kindle unlimited)

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