L’attesa fertile – (Intervista in vista dell’incontro di sostegno gratuito, domenica 12 novembre 15.30)

Molti neogenitori approdano al felice mondo 0-3 passando attraverso una strada tortuosa, piena di ostacoli e salite: è la strada dell’infertilità.

Una strada che parte con  “Mah, secondo me dovremmo concepirlo in ottobre perché il segno del cancro ha quella marcia in più…. O forse conviene ad agosto così ci facciamo l’estate tranquilli? Che dici, amore? Di che segno era Mozart?” passa per il sesso super-programmato con finale di lei in verticale mezz’ora sul letto mentre recita un mantra che, le hanno detto, favorisce la fecondazione e approda a “Pronto, dottore? Dicembre? Va benissimo. No, è solo il terzo tentativo, non si preoccupi… Posso anche stare 9 mesi legata al letto, se lo ritiene opportuno. Nessun problema! L’estate? E che ci formalizziamo per le vacanze, noi? Allora se mi ridà l’indirizzo dello studio… Pittsburgh? Ah, credevo fosse tipo Via Pittsburgh, qualche strada nuova in qualche quartiere di ultima generazione. E che problema c’è!? Sempre desiderato visitare la Pennsylvania! Anzi, metto il cappotto e arrivo, eh. Attacca lei o attacco io? Ah, burlone!”

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Scherzi (amari) a parte – ho avuto modo di toccare con mano la questione – l’attesa di un figlio che non arriva è una delle esperienze più dolorose e difficili che una coppia possa affrontare. Un problema in crescita esponenziale, per il quale per fortuna stiamo cominciando ad attrezzarci non solo con centri iper-specializzati anche in Italia, ma anche con FONDAMENTALI incontri di sostegno, come quello GRATUITO dal titolo “L’ATTESA FERTILE”, che si terrà domenica 12 novembre a Roma, dalle 15.30 alle 18.00 presso lo studio di psicoterapia della Dottoressa Valentina Berruti, in Via di S. Ippolito 9 (zona Piazza Bologna). Posti limitati, prenotate contattando valentina.berruti@hotmail.com – 3386356944.

L’incontro è stato organizzato con il contributo di Fecondità Serena, utilissimo portale di psicologia della riproduzione, tra le cui fondatrici c’è la dottoressa Daniela De Cesario, con la quale ho avuto modo di scambiare una bella e esauriente chiacchierata, nella quale troverete anche un intervento della Dottoressa Berruti, la psicologa che condurrà l’incontro di domenica 12 novembre.

D. Chi ci è passato lo sa da anni, ma sembra che la consapevolezza dell’opinione pubblica circa l’aumento dei casi di infertilità negli ultimi anni sia cosa dell’ultima ora. I numeri sono davvero così alti? Perché sono cresciuti tanto? C’entra anche il radicale cambiamento delle modalità di vita dei giovani: lavoro instabile, aumento della scolarizzazione – specie fra le donne – ma anche abitudini di vita meno sane?

R. L’infertilità, secondo le stime fornite dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è un fenomeno che affligge, nei paesi industrializzati, il 15% delle coppie. In Italia, in base ai dati forniti dal Ministero della Salute, il 30% delle coppie vive questo problema, ossia ha difficoltà a procreare in maniera naturale e si rivolge ad un centro di procreazione medicalmente assistita. Questa crescita esponenziale è da attribuirsi anche alla relazione tra la fertilità e gli stili di vita poco salutari, oltre che la forte tensione emotiva e sociale che siamo costretti a sopportare ogni giorno. Le abitudini alimentari scorrette, certi atteggiamenti dannosi come l’assunzione di alcol, sostanze stupefacenti ed uso eccessivo di farmaci posso influenzare in maniera negativa la possibilità non solo di concepire ma anche di portare a termine una gravidanza.

Esistono poi una serie di altre variabili di cui tenere conto come la vita particolarmente sedentaria, l’esposizione, soprattutto per gli uomini, a fonti di calore eccessivo, l’utilizzo di abbigliamento con tessuti sintetici e aderente. Altro fattore essenziale è l’età della coppia, e della donna nello specifico. Si stima infatti che, se in generale guardando a tutte le coppie ne abbiamo 2 su 10 che hanno difficoltà ad avere una gravidanza, il numero cresce con l’aumentare dell’età: si parla di 2 coppie su 7 per età compresa tra i 30 ed i 34 anni, 2 coppie su 5 tra i 35 ed i 39 anni, 2 coppie su 4 tra i 40 ed i 44 anni di età. Questo fenomeno è dovuto anche al fatto che l’età per la maternità e la genitorialità slitta sempre più in là a causa dell’aumento della scolarizzazione, la precarietà lavorativa e la stabilità emotiva e sentimentale (trovare il partner giusto). Per tutti questi motivi in Italia il primo figlio arriva sempre più tardi.

D. Perché quello dell’infertilità è ancora un tabù? È più difficile parlarne per gli uomini o per le donne?

R: Viviamo in una società prestazionale che ci richiede di essere fertili e produttivi da tutti i punti di vista. Occorre essere all’altezza, rispondere alle richieste e alle esigenze spesso non nostre in verità, e mostrare di essere adeguati anche a livello sociale.

La debolezza, la diversità quindi non sono contemplate.

La paura di fondo è quella di non essere più guardati allo stesso modo dagli altri perché ci si vergogna di essere sterili o infertili. Per uomo e donna, poi, esistono delle sfaccettature differenti rispetto a questo argomento.

Per l’uomo è una vera e propria ferita narcisistica che va a toccare la sessualità e la “potenza” sessuale come se essere sterili o infertili volesse dire essere impotenti o sessualmente non all’altezza della situazione, o meno uomini. Per le donne è una ferita legata alla dimensione femminile e non sessuale, al dover rinunciare alla “pancia” e a tutto quello che ci gira intorno, con una sensazione di vuoto non solo emotivo ma anche strettamente fisico, il ventre vuoto, arido e disabitato, non in grado di generare vita .

La difficoltà a parlare della propria condizione è grande per entrambi i sessi anche se le donne adottano modalità differenti per riuscire almeno a sfogarsi cercando conforto tra le altre donne che vivono la stessa situazione, perché la sensazione e la convinzione, è quella che solo chi sta vivendo lo stesso calvario può capire. Questo è il motivo per cui sui social abbondano i gruppi dedicati all’argomento popolati virtualmente da migliaia di donne dove non si vede l’ombra di un uomo se non in rarissimi casi.

Accettarsi è un percorso lungo e doloroso ed accettare di non riuscire a portare a compimento una cosa per cui siamo naturalmente predisposti porta ad isolarsi e a non parlarne.

Occorre invece cominciare  a parlare di infertilità e PMA, a parlarne tanto e bene perché solo la conoscenza e l’informazione può portare  le persone intorno a noi a cercare di capire ed immedesimarsi con la sofferenza altrui e soprattutto a non porre domande dolorose ed imbarazzanti (ma figli ancora niente?) che alimentano la sensazione di essere “difettosi”. 

D: Quando preoccuparsi se il figlio non arriva?

R: È credenza comune che rimanere incinta sia una molto facile ed è questo il motivo per cui sovente si fanno delle grosse campagne di sensibilizzazione tra i giovani per spiegare l’importanza della contraccezione. Ma le probabilità di ottenere una gravidanza in maniera naturale in una coppia giovane e sana che ha rapporti nel periodo fertile si aggira all’incirca intorno al 20% per ciclo mestruale.

Per tale ragione si comincia a parlare in infertilità o sterilità (che sono due aspetti differenti) dopo un determinato periodo di rapporti liberi non protetti.

Questo periodo oscilla molto a seconda delle condizioni e soprattutto dell’età della coppia e della donna in particolare. Si parla di 12/18 mesi per le donne sotto i 30 anni di età, di 8/12 mesi per età sopra di 35 anni, di 6 mesi intorno ai 40 anni di età.

Ovviamente questo tempo può allungarsi per donne particolarmente giovani o diminuire per donne oltre i 40 anni.

Certo che se una donna molto giovane non rimane incinta entro un anno abbondante questo può sollevare maggiore preoccupazione rispetto ad una donna di 35 anni o più, ma è anche vero che una donna molto giovane ha tutto il tempo per capire a per concedersi maggiori tentativi rispetto ad una donna più adulta che invece non può permettersi di perdere tempo a causa della repentina diminuzione non solo della riserva ovarica ma anche della qualità ovocitaria.

Un fattore che influenza molto la preoccupazione rispetto al non rimanere subito incinta è la consapevolezza delle lunghe liste di attesa per la PMA, soprattutto nelle strutture pubbliche, fattore questo che porta le coppie a rivolgersi, a volte prematuramente, ad un centro per la fertilità.

D: Quanto è vera la frase più odiata da chi si trova a affrontare l’infertilità “Ma è una fissazione! Guarda che se continui a pensarci i figli non arrivano! Sei troppo stressata!”?

R: Lo stress influenza moltissimo la capacità di concepire, di impianto dell’embrione ed anche di portare a termine una gravidanza. La causa va ricercata nel fatto che una constante esposizione ad agenti stressogeni crea un disequilibrio del SNA (Sistema Nervoso Autonomo) ed un iperproduzione di cortisolo, altrimenti detto ormone dello stress, che altera gli equilibri ormonali incidendo sulla capacità riproduttiva sia maschile che femminile, oltre tutta una serie di iperattivazioni a livello fisico che non agevolano il processo.

È molto frequente che donne rimangano incinta quasi inaspettatamente dopo aver messo da parte il pensiero della gravidanza o nel momento in cui valutano opzioni alternative (ad esempio l’adozione) proprio perché la tensione sia fisica che emotiva rispetto a quella tematica cala notevolmente e questo permette al fisico di ritornare  a lavorare in maniera ottimale predisponendo il corpo alla riproduzione.

È pur vero che per una donna sentirsi dire frasi del tipo “se ti metti tranquilla vedrai che arriva! Non pensarci troppo … Sei troppo fissata ed hai bisogno di rilassarti”, non fanno altro che aumentare l’ansia ed il senso di inadeguatezza ad essa legata ed alimentano la catena disfunzionale per cui meno voglio pensarci più ci penso, più ci penso più aumenta l’ansia, più aumenta l’ansia meno ci riesco, meno ci riesco più dovrei non pensarci e così via.

D: L’infertilità arriva spesso in una coppia come uno tzunami che rischia di far saltare in aria tutto… Quali sono gli strumenti per mantenere la propria famiglia saldamente ancora al terreno, nell’attesa che questa cresca di numero?

R: La scoperta dell’infertilità è un vero e proprio terremoto per il singolo e per la coppia. Qualcosa si rompe per sempre! Ed anche se si cercano tutte le alternative possibili ed alla fine si arriva a quel figlio tanto desiderato, si ha la piena consapevolezza e la lucida certezza che le cose non saranno mai più come prima. Le coppie sono sempre seriamente messe a rischio dall’arrivo di un figlio, a maggior ragione se la gravidanza non arriva. Le coppie che in qualche maniera non sono già salde a fronte di tutto questo dolore e delle enormi difficoltà rischiano di scoppiare e di chiudersi nel circolo disfunzionale della rabbia, del senso di colpa e della colpevolizzazione dell’altro.

Ho visto coppie sgretolarsi per la ricerca di un figlio, come ho avuto la fortuna di vederne altre rinascere dal proprio dolore e riscoprirsi più innamorate forti e complici di prima pur non avendo un figlio tra le braccia.

Per tale motivo è importante farsi adeguatamente seguire dal punto di vista psicologico, perché l’infertilità è vero, è una crisi di vita terribile, ma se adeguatamente affrontata ed elaborata può essere un “fecondo” terreno di crescita e rinascita per la coppia.

Per tale motivo nasce l’idea de “L’attesa Fertile”, allo scopo di far sentire alle coppie che non si è soli nell’affrontare questo viaggio.

D: Cosa rispondere a chi ti dice “Si vive bene anche senza un figlio”, ma i figli li ha? È davvero possibile trovare il modo di far fronte a una quotidianità fatta di parenti e amici che fanno domande, bambini e passeggini ovunque, a fronte di quel test di gravidanza che tarda a dare il risultato sperato? È quello che intendete fare con il vostro incontro “L’attesa fertile”? Risponde a questa domanda la dottoressa Valentina Berruti, che guiderà l’incontro di domenica 12 novembre

 R: Non credo che ci possa essere una risposta univoca a chi dice che si vive bene anche senza un figlio, ma i figli ce l’ha. Io credo che ogni persona debba sentirsi libera di rispondere come meglio crede ma soprattutto  nella modalità che la fa stare meglio. Alcune pazienti infatti preferiscono ignorare il consiglio, mentre altre ribadiscono che non è facile accettare pareri da chi non ha vissuto l’esperienza dell’infertilità. Questa esperienza, infatti, può essere considerata come una vera e propria crisi esistenziale  e per questo motivo può risultare davvero straziante dover fronteggiare le pressioni di chi, senza sapere e averne esperienza,  si ostina a chiedere del perché ancora i figli non arrivino. L’obiettivo dell’incontro dal titolo “l’attesa fertile” vuole quindi essere quello di aiutare le coppie a fronteggiare le pressioni che provengono da una società che, a torto,  immagina che la famiglia possa essere considerata tale solo se ci sono dei figli. Grazie a questo spazio, in cui sarà fondamentale il confronto di gruppo, si vuole inoltre far comprendere che

affrontare l’infertilità non significa non avere un potere generativo.

Questa esperienza, indipendentemente dall’esito, è un cammino che porterà a dei cambiamenti nella propria vita e sarà comunque generatrice di una maggiore consapevolezza in se stessi, sia come individui che come coppia.

 

De Cesario

La Dott.ssa Daniela De Cesario è psicologa Clinica e Psicoterapeuta specializzata in psicoterapia Dinamica Breve. Si occupa da diversi anni di sostegno e psicoterapia ai singoli e alle coppie infertili e ai percorsi di procreazione Medicalmente Assistita (PMA). È creatrice e responsabile del progetto “Fecondità Serena” (Primo Premio Innovazione in Psicologia Ordine Psicologi Veneto) per la consulenza psicologica nelle dinamiche legate alle difficoltà procreative, infertilità, sterilità e Pma.

 

BerrutiLa Dott.ssa Valentina Berruti è una psicoterapeuta specializzata in terapia familiare che da circa 7 anni si occupa di infertilità offrendo delle consulenze individuali, di coppia e organizzando dei gruppi di supporto per le coppie che affrontano il difficile percorso della procreazione medica assisitita (PMA). A breve pubblicherà un libro che racconterà, attraverso il linguaggio metaforico di una favola, che cosa significa scoprirsi infertile e affrontare il percorso della PMA .

 

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