Piccoli gesti, grande conforto. Pasticceria Bar Cristiani, Piazza Enrico Fermi

Giovedì mattina, 2 novembre. Ho preso una giornata di ferie per stare con la mia bambina. E la giornata, come per magia, si è trasformata in “Ah, visto che oggi non lavori, potresti…..?”. Ergo il mio tragitto flipper è stato il seguente: monteverde-marconi-monteverde-piazzafiume-monteverde-trastevere-monteverde. Più che il giorno dei morti, il giorno della morta. IO. Alle 19.30 giacevo catatonica sul parquet, e Diana mi attraversava come strisce pedonali, senza alcun rispetto, ballicchiando eccotopolinooooooeeqqquestaeeecasasuaaaaaaaaa.

Alle 11.00 Diana si è esibita nel suo spettacolo di taranta e possessione demoniaca pulendo, tipo mocio umano, tutto il punto vendita di una nota marca di abbigliamento per bambini dove ci eravamo recate per cambiare un vestito taglia 12 mesi (l’abbacchio veste quasi una 24). Sembrava un’esercitazione dei marines, mancavano solo gli allarmi a sirena: commesse che correvano urlando “chiudete i boccaporti”, “bloccate le uscite di sicurezza”, “tappate tutti i cassetti”. Lo scopo del gioco era dimostrare la mia incapacità di arginare la nana di 15 mesi. Le ragazze, gentilissime, mi hanno mostrato cose deliziose:
“Che ne dice di questo abitino con la balza?”
“Che ne dice di una bella camicia con le maniche molto lunghe così gliele annodo dietro la schiena?” E niente, dice che nun se po fa’.
Così esco dal negozio che sembro, come mio solito, er quarto capitolo de “I Miserabili”: passeggino chiuso in una mano, bambina in braccio che cerca di strapparmi i vestiti nel tentativo di poppare, zaino in spalla, borsa a tracolla, busta con documenti per l’avvocato dove devo andare nel pomeriggio, busta negozio 1, busta negozio 2, palloncino (non di quelli col filo, ma quelli con bastoncino. Te la volevi cavare con poco, eh? Invece no: tienilo in equilibrio sul naso come una foca. Non ti hanno mai portato al circo acquatico? Che infanzia infelice hai avuto?). Completa la mia mise un orrendo capello acciuffato con mollettone – ripeto, mollettone! Altro che fermacoda demonizzato dalla Carrie di SexAndTheCity – di quelli che si usavano negli anni 80, ma solo per fasi i colpi di sole in casa con gli appiccicosi spraydellorealfissaecreacomevuoitu. Tutto questo coraggiosamente struccata, alla soglia dei 40 anni.

 

castagna_barcristiani

Ma io non cedo alla disperazione, mi avvio decisa sulla strada in cerca di conforto e 5 minuti di pace. E in una vetrina vedo lei: una castagna di caramello straripante panna con granella di non so che frutta secca. “Cappuccino. Subito”, penso! Così entro. Chiedo un cappuccio e indico con aria languida e sorridente lei, la castagnona di caramello, dall’aspetto leggendario della Luisona , senza neanche proferire verbo. “È il loro forte” fa una voce alle mie spalle. Dietro di me, una neo-mamma con l’aria dolcemente stanca, dondola una carrozzina con un tenero fagottino di 3 mesi avvolto nella lana rosa. Evito di dirle che il fagottino camminerà e sperimenterà urlante i propri polmoni assai prima di articolare frasi di senso compiuto. Tanto lo sa già.

Ci scambiamo consigli su cosa fare a Roma con i piccolissimi, ci confortiamo, confrontiamo e supportiamo. “Questa per me è una piccola isola felice” mi dice del bar. C’è il fasciatoio, ben tenuto e pulito. Ci sono baristi super gentili che, appena Diana tenta il lancio del ciuccio (che in mano a lei è un’arma), sono prontissimi “Signora lo dia a noi che lo laviamo”. Nessuno dice niente quando estraggo la tetta, nessuno si lamenta dell’ingombro del passeggino, e, mio Dio, che meraviglia questa castagna morbida dentro che fa crock sotto i miei denti, mentre Diana trasforma – fa’ pure figlia, io c’ho la castagna – il mio abitino nero in un vestito tartan a strisciate di moccio.

BAR PASTICCERIA G. CRISTIANI
Piazza Enrico Fermi, 25

 

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